Quando si parla di intelligenza artificiale, la questione etica gioca spesso un ruolo da protagonista. Risulta evidente anche ai non addetti ai lavori che, dal punto di vista dell’innovazione tecnologica, l’intelligenza artificiale rappresenti una grandissima novità, nonché un enorme passo avanti. Da un certo punto di vista siamo ancora agli albori di questa tecnologia, ma le potenzialità sono evidenti.
Argomento di discussione sono invece le implicazioni etiche a esse collegate: il fatto che si parli di intelligenza mette la macchina sullo stesso livello dell’uomo, e questo spaventa tutti coloro che sostengono che ciò possa essere il primo passo verso un futuro in cui non è detto che l’uomo trarrà realmente dei benefici dall’utilizzo di questa nuova tecnologia.
Gli argomenti di discussione e le argomentazioni a sostegno di una tesi e del suo opposto sono effettivamente tanti e, talvolta, diventa difficile fare un dibattito costruttivo sulle implicazioni, tecnologiche, sociali ed etiche legate all’AI.
Che cosa sta facendo l’Italia per sciogliere questi dubbi?
Da gennaio 2024, dopo le dimissioni di Giuliano Amato, è stato nominato Padre Paolo Benanti come presidente della commissione sull’intelligenza artificiale per l’informazione. Padre Benanti ha un curriculum notevole in campo tecnologico: ha redatto un dottorato in teologia morale, studiato etica all’Università di Georgetown, ha partecipato alla task force sull’AI del governo Monti ed è stato selezionato dal Ministero dello Sviluppo Economico per comprendere l’utilizzo strategico della blockchain e dell’intelligenza artificiale, è inoltre uno dei 39 membri del New Artificial Intelligence Advisory Board delle Nazioni Unite. Infine, è consigliere di Papa Francesco per le questioni che riguardano l’etica e l’intelligenza artificiale.
Una figura certamente preparata per affrontare questo tema, anche se qualcuno sostiene che la forte connotazione religiosa del nuovo presidente della commissione sull’AI influenzerà per forza di cose le scelte e le decisioni del nostro Paese, dando alla questione etica eccessiva importanza, a discapito dei benefici che l’AI potrebbe darci.
È ancora presto per capire quale sarà l’orientamento futuro del nostro Paese, ma certamente possiamo fare alcune considerazioni sull’introduzioni di questa nuova e potente tecnologia.
Uno dei timori è legato ai posti di lavoro, con la preoccupazione che l’AI possa rendere inutili alcune figure professionali. La realtà dei fatti è che a cavallo di ogni rivoluzione industriale c’è stato effettivamente questo problema, con i lavori meno specializzati che sono stati via via sostituiti sino a scomparire. La preoccupazione che l’AI possa impattare su alcuni settori è lecita, anche se bisogna sottolineare come questa aprirà le porte a nuove figure professionali.
Nonostante l’AI sia una tecnologia che stiamo studiando oramai da una cinquantina d’anni, non eravamo ancora giunti a un punto da poterne immaginare un utilizzo massivo, come sta avvenendo negli ultimi tempi. Le applicazioni pratiche sono ancora ridotte, ma i campi di applicazione sono sempre più evidenti, sembra essere semplicemente una questione di tempo ed efficientamento. Ma nonostante sia fortemente probabile che l’AI diventi parte della nostra realtà e della nostra quotidianità, non è corretto fare ragionamenti etici prima ancora di cominciare a utilizzarla concretamente.
Così com’è avvenuto per altre grandi invenzioni tecnologiche, come il nucleare e la clonazione, sarebbe corretto attenderne lo sviluppo per poi decidere il da farsi.
Prendiamo la famosa pecora Dolly, primo esemplare di animale clonato: l’uomo si è reso conto di essere in grado di clonare gli animali, ma una volta affinata questa pratica ha deciso di non utilizzarla. Sul piatto della discussione sono state messe varie argomentazioni, tra cui quelle etiche, e alla fine si è deciso di non proseguire in quella direzione.
Oppure pensiamo alla bomba atomica e al nucleare, seppur l’utilizzo della bomba atomica rappresenti una tragedia nella storia dell’uomo, l’energia nucleare ha delle applicazioni da cui l’uomo può trarre (e sta traendo) dei grandi benefici. Talvolta bisogna sviluppare una tecnologia per capire come utilizzarla (e come non utilizzarla).
Quando si parla di intelligenza artificiale è quindi giusto ridurre al minimo le speculazioni, lasciando il tempo alla tecnologia di svilupparsi e agli addetti ai lavori di comprenderne le implicazioni da tutti i punti di vista. Solamente in questo modo l’AI diventerà un grandissimo strumento a disposizione dell’uomo e smetterà di apparire come una minaccia.


