Quando immaginiamo una smart city, la prima cosa che viene in mente è spesso una città più efficiente dal punto di vista energetico. Pannelli solari, edifici intelligenti, colonnine di ricarica, illuminazione LED. Tutto corretto, ma manca un pezzo fondamentale: nessuna di queste tecnologie rende una città davvero “smart” se lavora da sola.
La vera differenza arriva quando la città comincia a raccogliere informazioni su ciò che accade e, soprattutto, riesce a metterle in relazione. Traffico, consumi, qualità dell’aria, trasporto pubblico, parcheggi, reti idriche e infrastrutture producono continuamente dati. Una smart city è, in buona parte, una macchina capace di trasformare questi segnali in decisioni.
Non sorprende quindi che il dibattito si stia spostando dai singoli dispositivi alle piattaforme urbane, all’interoperabilità e ai digital twin. Anche la strategia europea sulle smart communities insiste proprio sull’integrazione di dati provenienti da settori diversi e sulla costruzione di infrastrutture interoperabili.
Una città che può osservare sé stessa
Un semaforo tradizionale conosce soltanto la propria programmazione. Un semaforo connesso può invece sapere quante auto stanno arrivando, se un autobus è in ritardo o se una strada vicina è congestionata.
Moltiplichiamo questo principio per migliaia di elementi urbani e otteniamo qualcosa di molto diverso dalla semplice automazione. La città acquisisce una sorta di sistema nervoso digitale.
Sensori IoT, videocamere, GPS, contatori intelligenti e servizi pubblici generano flussi che possono descrivere quasi in tempo reale ciò che sta succedendo. Il valore, però, non sta nel raccogliere più dati possibile. Sta nel riuscire a collegarli.
Dal dato alla previsione
Sapere che una strada è congestionata è utile. Sapere che probabilmente lo sarà tra quaranta minuti lo è molto di più.
È qui che entrano in gioco analytics e intelligenza artificiale. Analizzando dati storici e informazioni in tempo reale diventa possibile prevedere picchi di traffico, stimare consumi energetici, individuare anomalie nelle reti o programmare interventi di manutenzione prima che qualcosa si rompa.
La città smette così di limitarsi a reagire agli eventi e prova ad anticiparli. È un passaggio meno spettacolare di un autobus autonomo, ma probabilmente molto più importante.
Il gemello digitale della città
Il passo successivo è rappresentato dai digital twin urbani: repliche digitali nelle quali edifici, strade, infrastrutture e servizi vengono alimentati con dati provenienti dalla città reale.
Non servono soltanto a creare belle ricostruzioni tridimensionali. Possono diventare ambienti nei quali simulare decisioni prima di applicarle: cosa succede al traffico modificando una strada? Come cambia un quartiere durante un’ondata di calore? Dove conviene intervenire sulla rete idrica?
La Commissione europea considera infatti i Local Digital Twins strumenti sempre più importanti per pianificazione, gestione urbana e servizi pubblici.
Più dati significa anche più responsabilità
Naturalmente esiste un rovescio della medaglia. Una città capace di osservare continuamente ciò che accade può raccogliere una quantità enorme di informazioni, alcune delle quali molto sensibili.
Privacy, cybersecurity, proprietà del dato e trasparenza diventano quindi questioni infrastrutturali, non dettagli da affrontare alla fine del progetto. Anche perché una città intelligente costruita su sistemi incompatibili o database isolati rischia di diventare semplicemente una città piena di tecnologia costosa. Interoperabilità e governance dei dati restano infatti tra le principali sfide del settore.
La città intelligente è quella che impara
Forse dovremmo quindi smettere di misurare quanto sia “smart” una città contando sensori, telecamere e dispositivi connessi.
La domanda più interessante è un’altra: quanto riesce a imparare da ciò che accade ogni giorno?
Energia, reti 5G, IoT e intelligenza artificiale sono componenti essenziali. Ma ciò che permette a tutte queste tecnologie di lavorare insieme sono i dati. Senza di essi abbiamo infrastrutture digitali. Quando quei dati vengono condivisi, interpretati e trasformati in decisioni migliori, cominciamo invece ad avere una città davvero intelligente.

