…not for AI to do my art and writing so that i can do my
laundry and dishes.
Voglio che l’intelligenza artificiale faccia la lavatrice e
lavi i piatti, così io posso dedicarmi all’arte e alla scrittura, non che
l’intelligenza artificiale si dedichi all’arte e alla scrittura così che io
possa fare lavatrice e piatti.
Questo tweet ha riacceso il dibattito sull’intelligenza
artificiale, anche se sarebbe corretto dire che negli ultimi anni le
discussioni non si sono mai fermate, e nella sua semplicità pone l’attenzione
su una questione importante quando si parla di intelligenza artificiale.
Sono infatti moltissimi i campi di applicazione dell’AI,
dalla creatività all’ambito medico, dallo sport alla gestione aziendale, ma
siamo davvero certi che sia corretto svilupparla, integrarla e utilizzarla
proprio in tutti i settori? Non sarebbe invece il caso di concentrare gli
sforzi in quei campi d’applicazione più meccanici, e in qualche modo noiosi per
l’uomo, lasciando invece la massima libertà di esprimersi all’essere umano
quando la creatività è parte di un lavoro.
Se da una parte non c’è dubbio che essere aiutati da un’AI
nella gestione di un magazzino per l’ottimizzazione della consegna dei pacchi
non abbia particolari controindicazioni, siamo davvero certi che rendere
obsoleta la fotografia sia una buona idea?
Si tratta in effetti di un punto di riflessione interessante
e probabilmente molto importante.
Il dibattito sull’AI ruota infatti spesso attorno al suo
sviluppo e al suo utilizzo in termini generici, ma raramente si parla invece di
dove andrebbe utilizzata e dove no.
In Viasky siamo ovviamente studiosi appassionati
dell’intelligenza artificiale, che utilizziamo e proponiamo nel campo della
gestione aziendale per ottimizzare i processi produttivi, soprattutto in
un’ottica di sostenibilità. O ancora la sviluppiamo per rendere la fruizione di
contenuti più accessibile a tutti, in maniera tale che diventi un supporto
all’inclusività. Un’altra interessante applicazione che ne facciamo è nel campo
della formazione aziendale, in cui l’AI ci aiuta a personalizzare i corsi di formazione
a seconda delle caratteristiche di chi li studia.
Nel campo della gestione aziendale non ci sono
controindicazioni nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale perché è già
nettamente chiaro che si tratta di uno strumento di supporto all’essere umano e
ai professionisti, e assolutamente non sostitutivo; ed è chiaro soprattutto che
si tratta di una tecnologia che dà un grosso aiuto in ambito aziendale,
permettendo un’effettiva ottimizzazione dei processi e un aumento dei ricavi
sostenibile da tutti i punti di vista.
In generale però, le domande sull’intelligenza artificiale
sono intriganti e il tweet da cui siamo partiti in questo articolo potrebbe
rappresentare un nodo cruciale della questione AI nei prossimi anni.
Voi come la pensate? Temete che il futuro ci vedrà osservare
l’AI dipingere mentre laviamo i piatti o siete fiduciosi sul fatto che gli
artisti rimarranno gli esseri umani?


