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How to Make a Call: Everything That Wastes Our Time

How to Make a Call: Everything That Wastes Our Time

Le call sono diventate il sottofondo costante delle nostre giornate lavorative. Ne infiliamo una dietro l’altra come se fossero l’unico modo possibile per far avanzare progetti, prendere decisioni, confrontarci. Eppure, se siamo onesti, gran parte delle call a cui partecipiamo non produce risultati proporzionati al tempo che richiede.

Il problema non è lo strumento. Non è la piattaforma, non è la connessione che salta, non è neppure la durata. Il vero problema è come organizziamo le call. O meglio, come non le organizziamo. Perché una call ben pensata accelera il lavoro, una call improvvisata lo rallenta. E quasi sempre la differenza la fa chi la convoca.

Invita solo chi ha davvero interesse a seguire la call

Ogni volta che aggiungi un partecipante a una call stai occupando un pezzo della sua giornata. È una responsabilità, non un gesto neutro. Eppure capita spesso di allargare l’invito “per sicurezza”, per non scontentare nessuno o per evitare che qualcuno si senta escluso.

Il risultato è un tavolo virtuale affollato, dove metà delle persone ascolta distrattamente, un quarto controlla le mail e solo due o tre intervengono davvero. Più persone ci sono, più la conversazione rallenta. Si allungano i tempi, si ripetono concetti, si introducono spiegazioni che non sarebbero necessarie in un gruppo più mirato.

Se stai organizzando una call, chiediti chi ha un reale interesse a partecipare e chi deve contribuire attivamente. Gli altri possono essere aggiornati con un breve recap. Non è una questione di gerarchie, ma di rispetto per il tempo altrui. Una call efficace è selettiva, non inclusiva a tutti i costi.

Non invitare persone perché prendano appunti al posto tuo

C’è un’abitudine sottile ma diffusissima: invitare qualcuno a una call solo perché “così prende appunti”. A volte è un collaboratore junior, a volte un collega disponibile, a volte una figura di supporto che non ha alcun potere decisionale sull’argomento.

Se stai guidando la call, la responsabilità di sintetizzare e formalizzare quanto deciso è tua. Delegare gli appunti a chi non è coinvolto davvero nel tema genera due effetti negativi. Il primo è che quella persona perde tempo su qualcosa che non la riguarda. Il secondo è che la qualità degli appunti dipenderà dalla sua capacità di interpretare discussioni che non le competono fino in fondo.

Prendere appunti è parte del lavoro di chi conduce. Significa chiarire gli obiettivi, ascoltare con attenzione, chiudere con decisioni esplicite. Se serve un verbale, preparalo tu o concordalo con chi è direttamente coinvolto. Non trasformare la call in un esercizio di segreteria improvvisata.

Una call è un’attività, non un sottofondo

Aprire la call mentre si risponde alle mail, si scorre una presentazione o si sistema un documento è diventato quasi la norma. Tanto siamo online, tanto possiamo fare due cose insieme. In realtà non possiamo. O meglio, possiamo farle entrambe male.

Se organizzi una call, stai chiedendo attenzione. La prima persona a doverla dare sei tu. Quando chi convoca non è pienamente presente, il messaggio che passa è chiaro: questa riunione non è davvero importante. E allora perché dovrebbe esserlo per gli altri?

Una call è un’attività a tutti gli effetti. Ha un obiettivo, un tempo definito, un risultato atteso. Trattarla come un riempitivo tra un task e l’altro la rende inevitabilmente inefficace. Meglio trenta minuti di confronto concentrato che un’ora di distrazioni condivise.

Se si tratta di una semplice richiesta, manda una mail

Non tutto merita una call. Molte riunioni nascono da una domanda semplice, da un chiarimento operativo, da un’informazione che potrebbe stare in cinque righe scritte bene. Eppure, per abitudine o pigrizia, si apre un calendario e si manda un invito.

Ogni volta che puoi risolvere con una comunicazione asincrona, fallo. Una mail strutturata con contesto, richiesta chiara e deadline evita di interrompere la giornata di più persone nello stesso momento. E soprattutto lascia traccia, riducendo il rischio di fraintendimenti.

Convocare una call dovrebbe essere una scelta consapevole, non il riflesso automatico di fronte a un dubbio. Se l’obiettivo è informare o chiedere qualcosa di puntuale, scrivi. Se l’obiettivo è discutere, decidere o co-creare, allora la call ha senso.

Organizza la call, non improvvisare

Una call senza agenda è una conversazione che vaga. Si parte da un punto, si devia su un tema laterale, si apre una parentesi su un problema collegato, e alla fine il tempo è finito senza aver chiuso nulla. L’improvvisazione può sembrare dinamica, ma spesso è solo disordine.

Organizzare una call non significa renderla rigida, ma darle una direzione. Definire in anticipo l’obiettivo, i punti da trattare e il risultato atteso cambia radicalmente l’esito dell’incontro. Anche poche righe nel testo dell’invito possono fare la differenza: perché ci vediamo, cosa dobbiamo decidere, cosa devono preparare i partecipanti.

Quando chi organizza ha chiaro dove vuole arrivare, la call scorre più veloce. Le digressioni si riconoscono, le discussioni si chiudono, le decisioni si formalizzano. E soprattutto si evita quella sensazione frustrante di aver parlato tanto senza aver concluso abbastanza.

E se non dovesse essere tutto ancora chiaro…

Ti sarà capitato, probabilmente oggi stesso o al massimo ieri, di partecipare a call fondamentalmente inutili. Sarebbe buona prassi all’interno di un’azienda un minimo di formazione su come gestire le call. Non solo per evitare malumori, ma perché si tratta di un vero e proprio risparmio di tempo e di conseguenza denaro per l’azienda stessa.

Se vuoi quindi potenziare le capacità organizzative del tuo reparto dai un’occhiata ai nostri corsi formativi, tra cui quelli dedicati alle call: https://www.viasky.it/services/digital-learning/corsi-a-catalogo/

Picture of Alessandro Chiarato

by 

Alessandro Chiarato
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