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Apple cambia CEO dopo 15 anni: la nuova era parte dalla continuità

Apple cambia CEO dopo 15 anni: la nuova era parte dalla continuità

Dopo 15 anni, il 1° settembre, Tim Cook ha lasciato la guida di Apple cedendo il posto a John Ternus, fino ad allora responsabile dell’Hardware Engineering. A un mese dal passaggio di consegne, la successione non è più certamente una notizia. Ma può essere molto interessante osservare come una delle aziende più influenti e grandi al mondo abbia scelto di affrontare un cambio di leadership particolarmente delicato.

Il primo punto da considerare è la continuità: la scelta del nuovo CEO non è ricaduta su un elemento esterno (Ternus, infatti, lavora in azienda da 25 anni e la sua successione è stata preparata nel tempo) e, in più, Cook non ha lasciato del tutto l’azienda.

Forse quindi, già solo dopo un mese, è possibile fare un piccolo bilancio sulla nuova gestione, nonostante sia (ovviamente) ancora troppo presto per parlare di una nuova era Apple.

La scelta della continuità

La nomina di Ternus non è arrivata improvvisamente. Apple ha presentato il passaggio come il risultato di un processo approvato all’unanimità dal consiglio di amministrazione e, soprattutto, pianificato nel lungo periodo.

E la scelta appare quasi inevitabile se analizziamo il suo percorso in azienda. In Apple dal 2001, è diventato vicepresidente dell’Hardware Engineering nel 2013 e senior vice president nel 2021. Nel corso degli anni ha guidato le organizzazioni di ingegneria coinvolte nello sviluppo di diverse generazioni di iPhone, iPad, Mac e Apple Watch e nell’introduzione di prodotti come AirPods. Il suo profilo era emerso da tempo tra quelli considerati per la successione. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, poi, il suo raggio d’azione si era ulteriormente ampliato, quando Cook gli aveva affidato una funzione di supervisione strategica sul design industriale.

D’altronde, non è la prima volta che Apple sceglie la continuità interna. Anche Cook, quando prese il posto di Steve Jobs nel 2011, proveniva dal gruppo dirigente dell’azienda.

I due passaggi presentano però una differenza significativa nei percorsi professionali: Cook aveva costruito gran parte della propria esperienza nelle operations e nella supply chain, mentre Ternus arriva al vertice dopo una carriera maggiormente legata all’ingegneria e allo sviluppo dei prodotti.

Cook lascia il ruolo di CEO, ma resta in Apple

La scelta di non rompere completamente con il passato emerge anche dal nuovo ruolo di Cook, che non si è ritirato dall’azienda, ma ha semplicemente cambiato incarico. Oggi ricopre il ruolo di executive chairman e continuerà ad affiancare Apple su alcuni dossier, compresi i rapporti con autorità politiche e decisori pubblici internazionali. A Ternus è invece affidata la gestione quotidiana dell’azienda.

Questa distinzione è particolarmente importante, considerando che in quindici anni Cook ha costruito relazioni con governi, autorità regolatorie e partner internazionali. Un patrimonio di rapporti rilevante in una fase in cui Apple deve confrontarsi, tra le altre cose, con le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, la regolamentazione tecnologica e una supply chain ancora fortemente legata all’Asia.

La permanenza di un ex CEO può facilitare il trasferimento di conoscenze e relazioni durante una successione, ma richiede anche una definizione chiara delle responsabilità. Nel caso di Apple è ancora presto per capire quale equilibrio si formerà, visto che non ci sono indicazioni ufficiali sul grado di coinvolgimento che Cook manterrà nelle singole decisioni operative.

Cosa sta cambiando nel primo mese di Ternus

Le prime settimane stanno comunque facendo emergere alcuni possibili elementi di discontinuità.

I cambiamenti certi riguardano innanzitutto i vertici e la redistribuzione delle responsabilità lasciate da Ternus. L’area hardware, per esempio, è stata riorganizzata, con maggiori responsabilità affidate a Johny Srouji e Tom Marieb.

Per il resto, occorre distinguere le decisioni ufficiali dalle ricostruzioni giornalistiche. Secondo quanto riferito da Bloomberg e ripreso da Reuters, Ternus starebbe lavorando per rendere la struttura aziendale più snella, riducendo alcuni livelli gerarchici e avvicinando maggiormente gli ingegneri ai vertici. Questa riorganizzazione potrebbe tradursi anche in una maggiore rapidità nei cicli di sviluppo e in un peso crescente dell’engineering nei processi interni.

Si tratta di segnali coerenti con il percorso professionale del nuovo CEO, ma ancora insufficienti per parlare di una riorganizzazione complessiva di Apple.

Non risultano, per esempio, cambiamenti definitivi e pubblicamente documentati nella strategia dei servizi, nel calendario pluriennale dei prodotti o nella distribuzione delle responsabilità sull’intelligenza artificiale. Anche il primo grande evento di prodotto guidato da Ternus come CEO dice relativamente poco sulla nuova gestione, visto che i dispositivi presentati a settembre erano stati sviluppati molto prima del cambio al vertice.

Per ora, quindi, è possibile individuare una direzione — maggiore velocità, meno livelli intermedi e più centralità dell’ingegneria — ma è ancora presto per parlare di una trasformazione compiuta.

Ternus eredita un’Apple molto diversa da quella del 2011

Un ultimo punto di riflessione sta proprio qui. Questa successione, infatti, arriva in una fase molto diversa da quella in cui Cook assunse la guida dell’azienda.

Tra i dossier che Ternus eredita c’è innanzitutto il rapporto con la Cina, che continua a rappresentare tanto un mercato rilevante quanto un nodo centrale della produzione di Apple. La diversificazione della supply chain, le tensioni commerciali e la concorrenza dei produttori locali rendono la questione industriale strettamente collegata a quella tecnologica.

Ci sono poi i nuovi dispositivi e i servizi. Durante gli anni di Cook, questi ultimi sono diventati una parte sempre più rilevante del business di Apple. Allo stesso tempo, l’azienda continua a esplorare nuove categorie di prodotto: la stampa ha riferito di progetti legati a smart glasses, dispositivi per la casa e nuovi AirPods, anche se non tutti sono stati confermati ufficialmente.

In questo scenario rientra anche l’intelligenza artificiale. Con lo sviluppo di Apple Intelligence e l’evoluzione di Siri, Apple deve confrontarsi contemporaneamente con difficoltà tecniche, requisiti di privacy e vincoli normativi differenti nei vari mercati. In Cina, per esempio, la distribuzione delle funzionalità AI richiede adattamenti specifici e il coinvolgimento di partner locali.

È in questo contesto che il percorso tecnico di Ternus assume rilevanza. Non perché una formazione da ingegnere rappresenti di per sé una risposta alle sfide dell’intelligenza artificiale o garantisca la capacità di individuare il prossimo prodotto di successo, ma perché Apple ha scelto un dirigente cresciuto nell’integrazione tra tecnologie e prodotti in un momento in cui hardware, software e AI sono sempre più interdipendenti.

Tirando le fila

Dopo un mese, stabilire quale sarà l’impronta di Ternus sarebbe prematuro. La successione permette però già di osservare la strategia scelta da Apple: un CEO cresciuto all’interno dell’azienda, una transizione preparata nel tempo e la permanenza di Cook per garantire continuità su alcuni dossier. A questi elementi si aggiungono i primi segnali di un possibile maggiore peso dell’ingegneria.

Per capire quanto cambierà davvero Apple servirà più tempo, quando le decisioni della nuova leadership inizieranno a riflettersi sull’organizzazione, sui prodotti e sulle scelte tecnologiche dell’azienda.

Image by Chiara Fantasia

by 

Chiara Fantasia
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