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Stiamo sviluppando una dipendenza dall’AI?

Stiamo sviluppando una dipendenza dall’AI?

Ogniqualvolta si parla di intelligenza artificiale e di come questa rischi nel futuro prossimo di sostituire l’uomo in molte mansioni, la risposta che si riceve è spesso la stessa e suona più o meno così “L’intelligenza artificiale è uno strumento utile, ma sarà sempre necessario l’intervento e il controllo umano per una revisione finale e per utilizzarla correttamente”. O ancora “L’AI è utile per fare ricerche, ma non può sostituire l’uomo dall’inizio alla fine”.

Eppure l’impressione è che questo genere di frasi stiano diventando sempre più dei claim per nascondere il fatto che molti stanno sviluppando una vera e propria dipendenza dall’utilizzo dell’AI, senza la quale riescono oramai a fare ben poco.

Le immagini

Partiamo dalle immagini, che con il loro impatto visivo sono le prime a prendere la scena.

È sufficiente aprire un qualsiasi social per vedere come moltissime aziende stiano utilizzando l’AI per le proprie grafiche. E addirittura anche affissi sugli spazi pubblicitari delle città, o sulle vetrine dei negozi, possiamo notare svariate grafiche prodotte dall’AI.

E come lo si nota? Perché sono tutte uguali tra loro.

Lo stile è sempre quello, ed è riconoscibilissimo.

Il che può essere anche una grossa opportunità per quelle realtà che non hanno budget per sostenere grafici e pubblicitari, ma se a (sovra)utilizzare le AI sono quelle grosse aziende che sino a ieri avevano fatto della qualità e della personalizzazione il proprio punto di forza, allora c’è qualcosa che non va.

I testi

Riconoscere un testo realizzato con l’AI è un po’ più complesso, ma decisamente non impossibile.

Così come per le immagini, lo stile è sempre lo stesso, i pattern ricorrenti si riconoscono abbastanza facilmente. Lo si può capire facilmente anche dalla noia che si prova a leggere certi testi, con l’impressione di star (ri)leggendo sempre lo stesso tipo di contenuto. Ed è effettivamente così.

Il fatto che un’intelligenza artificiale abbia imparato a cominciare un testo in maniera emozionale, citando episodi e sensazioni ricorrenti, non rende un testo interessante. Soprattutto dopo che quell’incipit, o uno molto simile, lo hai già letto cinque, dieci o decine di volte.

Se cominci a farci caso difficilmente puoi smettere di accorgertene.

I processi

Passiamo poi ai processi aziendali, le decisioni, le strategie. Insomma, tutto ciò che rappresenta il core della vita aziendale.

Talmente presi dall’abitudine di consultare l’AI, anche le decisioni importanti vengono delegate, con conseguenze disastrose. Scelte completamente decontestualizzate, implementazione di programmi inutili, organizzazioni delle mansioni senza tenere in considerazione le effettive competenze delle varie persone coinvolte. In fondo, se qualcuno non saprà fare qualcosa, potrà sempre chiedere a un’AI come farla.

Non sempre l’utilizzo dell’AI nei processi aziendali è disastroso, ma bisogna a stare molto attenti a ciò che si sta facendo: saper utilizzare un’intelligenza artificiale per realizzare una grafica non significa essere esperti in materia.

Le persone

Arriviamo infine alle persone, che devono quindi fare i conti con la propria dipendenza.

La dipendenza delle persone dall’AI si nota principalmente per due assenze importanti. Due skill che fino a un po’ di tempo fa erano un motivo di vanto nei curriculum (anche se spesso inserite con troppa leggerezza) e di cui oggi non si parla più: il pensiero laterale e il problem solving.

Il pensiero laterale, che potremmo anche chiamare capacità logiche, era la propensione a trovare letture e soluzioni fuori dagli schemi. Era un insieme di competenze che partiva da una conoscenza approfondita delle regole e del contesto, tale da dare la possibilità di trovare soluzioni nuove, non convenzionali. Un vero e proprio valore aggiunto per un’azienda, che ha a così a disposizione persone in grado di trovare soluzioni nuove.

Se ogni situazione viene analizzata da una macchina, che fine fa il pensiero umano?

Il problem solving è una skill collegata al pensiero laterale, ed è la capacità di risolvere problemi. Di qualsiasi lavoro si parli, la professione potrebbe essere descritta come una continua risoluzione di piccoli problemi, che sommati risolvono problemi grossi, che sommati creano un business.

Saper risolvere problemi è fondamentale, lo è sempre stato e sempre lo sarà. Se perdiamo la nostra capacità di problem solving allora abbiamo un grosso problema, che nessuno saprà risolvere (scusateci il gioco di parole).

Ed è proprio da queste mancanze che nasce la paura della dipendenza dall’AI. Quando ti relazioni con persone che sembrano non avere (più) la capacità di sfruttare la propria logica perché sostituita dalla comodità di un’intelligenza artificiale.

Ovviamente non è un concetto che vale per tutti, ma ci sentiamo di dire che vale per molti. L’invito è quindi quello di riflettere sulla propria dipendenza dall’intelligenza artificiale prima che, come per tutte le dipendenze, diventi troppo doloroso tor

Immagine di Alessandro Chiarato

di 

Alessandro Chiarato
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