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Quattro modelli da seguire per strutturare i tuoi contenuti di marketing

Quattro modelli da seguire per strutturare i tuoi contenuti di marketing

C’è una domanda che chi lavora nel content marketing si pone ogni volta che si siede davanti a una pagina bianca: da dove comincio? La risposta, il più delle volte, non è un’ispirazione fulminante. È un metodo. I modelli di struttura del contenuto esistono proprio per questo: non per toglierti la creatività, ma per darle una direzione. Dopo anni a produrre, rivedere e misurare contenuti, ho imparato che la libertà espressiva funziona meglio dentro un telaio solido. Ecco i quattro modelli che uso di più e che consiglio di conoscere a chiunque voglia smettere di improvvisare.

AIDA: il classico che non invecchia

AIDA è l’acronimo di Attenzione, Interesse, Desiderio, Azione. È uno dei modelli più antichi del marketing (nasce nella pubblicità di fine Ottocento) e continua a funzionare perché rispecchia esattamente il modo in cui una persona si muove verso una decisione di acquisto.

Il primo compito di qualsiasi contenuto è catturare l’attenzione. Senza di essa, tutto il resto non esiste. Il titolo, la prima riga, l’immagine: sono il filtro attraverso cui il lettore decide se vale la pena continuare. Superato quel filtro, entra in gioco l’interesse: devi tenere alta la concentrazione di chi legge, mostrare che hai qualcosa di rilevante da dire per la sua vita o il suo lavoro. Il desiderio trasforma la rilevanza in tensione emotiva; il lettore non si limita a capire che il prodotto o il servizio esiste, ma comincia a volere quella soluzione per sé. L’azione, infine, è l’invito esplicito: cosa deve fare adesso chi ha letto fino in fondo?

AIDA funziona su quasi tutto: newsletter, landing page, post social, script video. Il rischio è usarlo meccanicamente, come una checklist, e produrre contenuti che seguono la forma ma perdono la sostanza. La struttura è corretta, ma se manca il contenuto che la riempie, il lettore lo sente — e se ne va comunque.

PAS: parti dal problema e non dal prodotto

PAS sta per Problema, Agitazione, Soluzione. È il modello che preferisco quando il pubblico non è ancora consapevole di avere bisogno di ciò che stai proponendo o quando è stanco di sentirsi dire quanto è straordinario quello che vendi.

L’idea è semplice: invece di aprire con la soluzione, apri con il problema. Nomina il disagio che il tuo lettore conosce bene, quella frustrazione, quell’inefficienza, quella sensazione di non riuscire a stare al passo. La fase di agitazione serve ad amplificarlo: non per essere aggressivi, ma per far capire al lettore che hai capito davvero quanto quel problema pesa. Solo a quel punto arriva la soluzione, che a questo punto non è un’offerta commerciale, ma una risposta concreta a qualcosa che il lettore già sente come urgente.

PAS funziona bene perché aggira il cinismo del lettore moderno, bombardato di contenuti promozionali. Se cominci dal suo problema anziché dal tuo prodotto, stabilisci immediatamente una credibilità diversa. L’insidia sta nell’agitazione: è sottile la linea tra l’amplificare un problema in modo pertinente e lo strumentalizzare un’angoscia per fare leva emotiva in modo manipolativo. Chi usa questo modello bene sa dove fermarsi.

PPPP: immagine, promessa, prova, azione

Le quattro P di questo modello stanno per Picture (immagine), Promise (promessa), Proof (prova), Push (spinta all’azione). È un modello meno conosciuto rispetto ai precedenti, ma è particolarmente efficace nei contenuti lunghi, articoli di approfondimento, email di vendita, pagine di servizi.

Si apre con un’immagine: non necessariamente visiva, ma narrativa. Una scena, uno scenario, una situazione concreta che il lettore possa visualizzare e in cui possa riconoscersi. Questa apertura crea contesto e coinvolgimento prima ancora che si parli di ciò che si offre. La promessa definisce cosa otterrà chi continuerà a leggere o chi sceglierà quella soluzione. Non una lista di feature, ma un beneficio percepito, qualcosa che sposta il suo stato attuale in uno migliore. La prova è la parte che molti saltano — e che è invece la più determinante: dati, case study, testimonianze, esempi concreti che rendono credibile la promessa. Infine, la spinta all’azione chiude il cerchio con una call to action chiara e coerente con tutto ciò che è stato detto prima.

Il modello PPPP è strutturalmente più narrativo degli altri: si presta a contenuti in cui vuoi costruire fiducia prima di chiedere qualcosa. Per questo funziona bene per brand che puntano a relazioni di lungo periodo con il loro pubblico.

SLAP: per chi legge di fretta (cioè tutti)

SLAP è l’acronimo di Stop (Fermati), Look (Osserva), Act (Agisci), Purchase (Acquista). È il modello pensato per i contesti ad alta distrazione – social media in primis – dove hai pochi secondi per catturare l’attenzione di qualcuno che sta scorrendo velocemente.

Il primo obiettivo è fermare il flusso. Qualcosa nel tuo contenuto (una domanda inaspettata, un’affermazione controcorrente, un’immagine forte, un dato sorprendente) deve interrompere il gesto automatico dello scroll. Una volta che la persona si è fermata, devi tenerla: la fase osserva significa dare subito qualcosa di valore o di interessante, abbastanza da giustificare l’attenzione investita. A quel punto puoi guidarla verso un’azione: un click, un salvataggio, una risposta. L’acquisto, nel modello originale, è il passo successivo: ma nella pratica del content marketing contemporaneo può essere qualsiasi forma di conversione, anche non monetaria.

SLAP è brutale nella sua efficienza. Presuppone che il lettore non ti debba niente, che la sua attenzione sia una risorsa scarsa e contesa, e che ogni elemento del contenuto debba guadagnarsela. È il modello più adatto ai formati brevi, ma la sua logica – ossia meritarsi ogni secondo di attenzione – vale in realtà per qualsiasi tipo di contenuto.

Quale modello scegliere?

La risposta onesta è: dipende. Dipende dal formato, dal pubblico, dalla fase del funnel in cui si trova chi legge, e da quanto conosci già le sue obiezioni. AIDA è universale e sicuro. PAS è potente quando vuoi partire dall’empatia. PPPP costruisce fiducia in contesti in cui la credibilità è tutto. SLAP è necessario ovunque la competizione per l’attenzione sia altissima.

Conoscerli tutti non significa usarli alla cieca. Significa avere una cassetta degli attrezzi e sapere quale strumento serve a quale lavoro. I contenuti che funzionano raramente sono improvvisati. Sono scelti.

 

Questo contenuto è stato realizzato nel rispetto dei principi di trasparenza e tracciabilità previsti dal Regolamento Europeo AI Act (2025). Tipo di contenuto: AI-assisted

Immagine di Lorenza Fumelli

di 

Lorenza Fumelli
Media&Content Coordinator
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