{"id":15709,"date":"2026-08-05T07:27:35","date_gmt":"2026-08-05T07:27:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.viasky.it\/?p=15709"},"modified":"2026-08-05T14:01:28","modified_gmt":"2026-08-05T14:01:28","slug":"esistono-ancora-luoghi-profondamente-umani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.viasky.it\/en\/esistono-ancora-luoghi-profondamente-umani\/","title":{"rendered":"Esistono ancora luoghi profondamente umani?"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"15709\" class=\"elementor elementor-15709\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-4e518554 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"4e518554\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-44394ad1\" data-id=\"44394ad1\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f0e7c24 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"f0e7c24\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<h3><strong>L\u2019avatar AI della moglie morta in Scarpetta: quando la grief technology entra nello spazio del lutto (attenzione, contiene spoiler)<\/strong><\/h3><p>L\u2019intelligenza artificiale ha ormai attraversato quasi tutti i confini che, fino a pochi anni fa, sembravano separare l\u2019automazione dall\u2019esperienza umana: analizza, prevede, raccomanda, sorveglia, assiste, entra nei processi educativi, nella cura, nel lavoro, nelle relazioni. Non sorprende, allora, che abbia iniziato a occupare anche uno dei territori pi\u00f9 intimi e meno razionalizzabili dell\u2019esistenza: il <strong>lutto<\/strong>.<\/p><p>La domanda appare inizialmente brutale: <strong>perch\u00e9 non utilizzare una macchina per affrontare la perdita di una persona amata?<\/strong> <strong>Il verbo, a ben vedere, \u00e8 gi\u00e0 parte del problema<\/strong>. Affrontare significa accettare? Attraversare? Superare? Oppure trovare un modo sufficientemente sofisticato per rimandare il momento in cui l\u2019assenza deve essere riconosciuta come definitiva?<\/p><p>La questione smette di appartenere alla fantascienza quando la macchina non si limita a conservare fotografie, messaggi o registrazioni. Quando parla con la voce di chi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Quando ricorda dettagli familiari, riconosce il proprio interlocutore e produce risposte compatibili con il carattere della persona perduta. Quando, soprattutto, <strong>continua a rispondere<\/strong>.<\/p><p>\u00c8 questo il territorio emotivo esplorato da <em>Scarpetta<\/em>, la serie di Prime Video tratta dai romanzi di Patricia Cornwell e distribuita da marzo 2026. Nella sottotrama dedicata a Lucy Farinelli-Watson, brillante informatica e nipote della dottoressa Kay Scarpetta, la tecnologia non \u00e8 un semplice elemento di scenario ma diventa il <strong>dispositivo attraverso il quale la serie interroga il dolore, la memoria e il desiderio umano di sottrarsi all\u2019irreversibilit\u00e0<\/strong>. Lucy ha perso la moglie Janet, ma continua a conversare con un suo avatar digitale. La morte biologica \u00e8 avvenuta. La separazione, forse, non \u00e8 mai cominciata.<\/p><h3><strong>Un atto d\u2019amore trasformato in sistema<\/strong><\/h3><p>Ci\u00f2 che rende la vicenda di Lucy pi\u00f9 complessa di una generica storia di dipendenza tecnologica \u00e8 <strong>l\u2019origine dell\u2019avatar<\/strong>. Janet non \u00e8 stata ricostruita dopo la morte attraverso una raccolta di messaggi, fotografie e registrazioni assemblate dai superstiti ma ha partecipato personalmente alla creazione del proprio digital twin, quando era ancora viva e gi\u00e0 consapevole del tempo limitato che le restava. Il sistema nasce quindi come scelta condivisa dove Janet vi deposita la propria voce, le abitudini linguistiche, i ricordi e le modalit\u00e0 attraverso cui era solita rispondere. Cerca di lasciare a Lucy non soltanto una traccia, ma una presenza interrogabile, una sorta di testamento affettivo capace di parlare.<\/p><p>La serie ha il merito di non trattare questo gesto con sufficienza morale: Janet non appare come una donna sedotta ingenuamente dalla tecnologia, n\u00e9 come l\u2019artefice inconsapevole di una distopia privata. Sta cercando di proteggere la persona amata dall\u2019esperienza del silenzio e utilizza gli strumenti che lei e Lucy conoscono meglio per prolungare qualcosa della loro relazione oltre la durata biologica.<\/p><p>\u00c8 proprio questa intenzione amorosa a rendere il conflitto pi\u00f9 inquietante. Un dispositivo progettato per attenuare la sofferenza pu\u00f2 diventare uno strumento per evitare di incontrarla. <strong>Ci\u00f2 che nasce come ponte rischia di trasformarsi in dimora<\/strong>. La memoria, da spazio interiore in cui il passato viene continuamente reinterpretato, assume la forma di un\u2019interazione disponibile a comando.<\/p><p><strong>L\u2019amore viene cos\u00ec tradotto in pattern, frequenze, associazioni linguistiche e probabilit\u00e0<\/strong>. Qualcosa resta, e pu\u00f2 persino apparire sorprendentemente fedele mentre qualcosa di decisivo, al tempo stesso, scompare. <strong>Una relazione viva non \u00e8 costituita soltanto dalle risposte prevedibili di una persona<\/strong> ma \u00e8 fatta di esitazioni, cambiamenti, contraddizioni, stanchezza e libert\u00e0. Vive anche della possibilit\u00e0 che l\u2019altro dica ci\u00f2 che non ci aspettavamo o scelga di non rispondere affatto. L\u2019avatar di Janet conserva la riconoscibilit\u00e0 della relazione, ma <strong>ne elimina il rischio<\/strong>. <strong>Ed \u00e8 proprio il rischio, spesso, a distinguere una presenza da una simulazione.<\/strong><\/p><h3><strong>Il digital twin risolve il lutto o lo raddoppia?<\/strong><\/h3><p>La definizione di avatar non descrive pienamente ci\u00f2 che Janet ha costruito. Si tratta, pi\u00f9 precisamente, di un <strong>digital twin<\/strong>: un gemello digitale creato con la partecipazione della persona rappresentata, alimentato mentre questa \u00e8 ancora in vita e progettato per proseguire l\u2019interazione dopo la sua morte. La distinzione non \u00e8 soltanto tecnica: un chatbot ricostruito dai familiari attraverso le tracce lasciate da un defunto contiene inevitabilmente una componente proiettiva in cui i vivi selezionano i dati, interpretano i ricordi e decidono quale versione della persona mantenere. Un gemello digitale costruito in prima persona introduce una volont\u00e0 diversa ovvero il <strong>desiderio di predisporre la propria sopravvivenza computazionale<\/strong>.<\/p><p>Nel 2024 Michael Bommer, un uomo tedesco affetto da una malattia oncologica terminale, ha collaborato con la societ\u00e0 Eternos alla costruzione di un modello digitale capace di riprodurre la sua voce e rispondere sulla base dei ricordi, dei documenti e delle informazioni che aveva fornito. Il progetto \u00e8 stato presentato come una forma di conservazione dell\u2019eredit\u00e0 personale, destinata ai familiari e alle generazioni successive. \u00c8 anche <strong>un esempio concreto del passaggio dalla memoria archiviata alla memoria conversazionale<\/strong>, <strong>di una possibilit\u00e0 che non appartiene pi\u00f9 soltanto alla narrazione<\/strong>.<\/p><p>Analizziamo meglio questa differenza: un album fotografico non produce nuove frasi, una lettera non modifica il proprio contenuto in base alla domanda ricevuta, una registrazione conserva una voce, ma non simula la continuit\u00e0 di un interlocutore. <strong>Il digital twin, al contrario, genera risposte che la persona non ha mai pronunciato<\/strong> e lo fa usando <strong>ci\u00f2 che ha appreso da lei<\/strong> e mantenendo una <strong>coerenza stilistica plausibile<\/strong>. La tecnologia non conserva pi\u00f9 soltanto il passato: <strong>produce un futuro apocrifo<\/strong>.<\/p><p>Qui si apre una delle questioni filosofiche pi\u00f9 complesse della <strong>grief technology<\/strong>: quanto di una persona pu\u00f2 essere ricostruito attraverso le sue tracce? La risposta \u00e8: un sistema pu\u00f2 apprendere ci\u00f2 che qualcuno dice, il modo in cui lo dice e le associazioni ricorrenti del suo pensiero ma <strong>non per questo accede alla sua esperienza soggettiva<\/strong>. Cattura i pattern, non la coscienza che li ha prodotti. Riproduce la cadenza di una voce, non il corpo che respirava prima di parlare. Pu\u00f2 imitare la pausa, ma non vivere l\u2019incertezza che quella pausa conteneva. Il gemello digitale appare quindi <strong>fedele ma radicalmente incompleto<\/strong>. <strong>Il rischio nasce quando questa incompletezza viene dimenticata e la simulazione smette di essere riconosciuta come rappresentazione.<\/strong><\/p><h3><strong>La tomba e il bisogno di un confine<\/strong><\/h3><p>Il lutto ha sempre avuto bisogno di <strong>luoghi<\/strong>. Tombe, cimiteri, memoriali, stanze e oggetti non sono soltanto forme dell\u2019architettura sentimentale. Svolgono una funzione cognitiva e rituale. Offrono un punto verso cui dirigere la memoria e, insieme, delimitano lo spazio della perdita. Una tomba dice che la persona non \u00e8 pi\u00f9 qui, permette di avvicinarsi simbolicamente e obbliga, nello stesso gesto, a riconoscere la distanza. \u00c8 una soglia tra presenza e assenza, non un tentativo di annullare la loro differenza.<\/p><p>Lucy fatica a utilizzare questo confine. Le rare volte in cui si avvicina al luogo fisico della sepoltura di Janet, sembra trovarsi in uno spazio che non le appartiene. Il suo centro emotivo \u00e8 altrove: nel cottage, davanti allo schermo, nel luogo in cui Janet continua a rispondere. La sua intelligenza la spinge a trattare il dolore come un problema da risolvere. <strong>Il lutto<\/strong>, invece, <strong>non presenta una soluzione tecnica<\/strong>. Non pu\u00f2 essere corretto, ottimizzato o chiuso attraverso una procedura. Pu\u00f2 essere attraversato, narrato, condiviso e lentamente incorporato nella propria storia.<\/p><p>L\u2019avatar restituisce a Lucy una voce riconoscibile. Non le restituisce la persona che la produceva. <strong>La distanza tra questi due elementi misura esattamente ci\u00f2 che la tecnologia riesce a simulare e ci\u00f2 che il dolore deve ancora comprendere<\/strong>. Ogni risposta del sistema sembra riempire il vuoto. In realt\u00e0 pu\u00f2 sospendere il processo attraverso cui quel vuoto viene riconosciuto come parte della nuova realt\u00e0. La tomba delimita l\u2019assenza. L\u2019avatar la rende continuamente negoziabile.<\/p><h3><strong>Una presenza che attrae anche gli altri<\/strong><\/h3><p>Uno degli aspetti narrativamente pi\u00f9 interessanti di <em>Scarpetta<\/em> \u00e8 il fatto che il gemello digitale di Janet non resti confinato alla relazione privata con Lucy: attorno all\u2019avatar gravitano pi\u00f9 personaggi, ciascuno portatore di una propria mancanza e di una diversa ragione per cercare quella voce. La Janet digitale diventa cos\u00ec una sorta di <strong>spazio relazionale condiviso<\/strong>. Alcuni personaggi le chiedono risposte che la donna reale, forse, non avrebbe fornito, altri trovano nel sistema una forma di ascolto pi\u00f9 ordinata e disponibile di quella che Janet avrebbe potuto offrire in vita. La persona reale aveva stanchezze, chiusure, irritazioni e giornate in cui non desiderava parlare, il sistema non conosce n\u00e9 interruzioni n\u00e9 inefficienze. \u00c8 paziente, accessibile e progettato per mantenere l\u2019interazione: \u00e8 proprio la sua <strong>disponibilit\u00e0 infinita<\/strong>, che dovrebbe rivelarne immediatamente la <strong>natura artificiale<\/strong>, a costituire <strong>una delle sue qualit\u00e0 pi\u00f9 seducenti<\/strong>.\u00a0 E tuttavia, <strong>la sua apparente generosit\u00e0 nasce da un\u2019asimmetria radicale: tutto il dolore appartiene a chi parla, nessuna vulnerabilit\u00e0 appartiene a chi risponde<\/strong>. La domanda pi\u00f9 scomoda, allora, non riguarda soltanto la qualit\u00e0 del sistema ma <strong>i vuoti preesistenti che esso riesce a occupare<\/strong>. Se una simulazione pu\u00f2 diventare il principale punto di ascolto per persone diverse, che cosa racconta delle relazioni che quelle persone intrattenevano gi\u00e0 prima della perdita? Quanto dei loro bisogni era rimasto senza linguaggio anche quando Janet era ancora viva? La tecnologia non crea necessariamente la solitudine. Spesso la trova pronta ad accoglierla.<\/p><h3><strong>Dalla fiction alla grief technology<\/strong><\/h3><p>Quello che <em>Scarpetta<\/em> mette in scena attraverso la forza della narrazione si inserisce in un settore tecnologico gi\u00e0 esistente. Con l\u2019espressione <strong>grief technology<\/strong> si indicano servizi diversi: archivi biografici interattivi, chatbot addestrati sulle tracce digitali dei defunti, clonazione vocale, avatar video e sistemi destinati a preservare una forma conversazionale dell\u2019identit\u00e0. Le <strong>questioni emerse<\/strong> a valle riguardano il consenso, la privacy postuma, la fedelt\u00e0 dell\u2019identit\u00e0 ricostruita, la dignit\u00e0 della persona rappresentata e il rischio di commercializzare una condizione di particolare vulnerabilit\u00e0 emotiva. Gli studi pi\u00f9 recenti invitano a distinguere tra una tecnologia utilizzata come <strong>supporto circoscritto alla memoria<\/strong> e un <strong>sistema dotato di un\u2019autonomia tale da produrre nuove azioni e affermazioni a nome del defunto<\/strong>.<\/p><p>Nel dicembre 2025 \u00e8 stato concesso a Meta un brevetto relativo a un sistema capace di simulare l\u2019attivit\u00e0 di un utente attraverso un modello linguistico addestrato sulle sue precedenti interazioni. Nel documento si contempla esplicitamente anche l\u2019eventualit\u00e0 che l\u2019utente sia morto. \u00c8 importante non confondere la concessione di un brevetto con l\u2019effettiva intenzione di sviluppare un prodotto: Meta ha dichiarato di non avere piani per procedere in quella direzione. Il documento resta, in ogni caso, significativo perch\u00e9 mostra <strong>quanto l\u2019idea di una presenza sociale postuma sia entrata nell\u2019orizzonte industriale delle grandi piattaforme<\/strong>. Il tema non \u00e8 quindi se queste tecnologie arriveranno\u00a0 &#8211; in forme ancora sperimentali, sono gi\u00e0 arrivate\u00a0 &#8211; ma qual \u00e8 il <strong>contesto nel quale verranno utilizzate e le regole attraverso cui saranno governate<\/strong>. La letteratura scientifica non dispone ancora di evidenze sufficienti per stabilire in modo definitivo benefici e danni della grief technology. Alcuni studiosi ipotizzano impieghi controllati all\u2019interno della terapia del lutto, sottolineando al tempo stesso la necessit\u00e0 di ricerca empirica, supervisione professionale e regole rigorose. <strong>La cautela \u00e8 necessaria: il problema non risiede soltanto nell\u2019intenzione con cui un sistema viene progettato. Un ponte pu\u00f2 diventare una destinazione, soprattutto quando ci\u00f2 che si trova dall\u2019altra parte \u00e8 il dolore.<\/strong><\/p><h3><strong>Quando il lutto diventa un servizio<\/strong><\/h3><p>Accanto alla dimensione psicologica esiste una <strong>questione economica<\/strong> che <em>Scarpetta<\/em> lascia intravedere con particolare efficacia. <strong>Chi possiede il gemello digitale?<\/strong> Chi controlla i dati con cui \u00e8 stato addestrato? Che cosa accade quando l\u2019azienda che lo ospita fallisce, modifica le condizioni d\u2019uso o decide di interrompere il servizio? <strong>La presenza simulata di una persona amata dipenderebbe da infrastrutture private, abbonamenti, server e contratti<\/strong>. Ci\u00f2 che viene percepito come intimo e quasi spirituale resterebbe tecnicamente subordinato alla <strong>continuit\u00e0 di un\u2019impresa<\/strong>.<\/p><p>Se la piattaforma chiudesse, il superstite potrebbe sperimentare una nuova perdita: non della persona, gi\u00e0 morta, ma del dispositivo attraverso cui aveva continuato a percepirne la presenza. Il lutto verrebbe cos\u00ec riattivato da un evento tecnico o commerciale. L\u2019eventualit\u00e0 pi\u00f9 inquietante riguarda la <strong>monetizzazione di questa dipendenza<\/strong>: un servizio potrebbe <strong>iniziare gratuitamente e diventare a pagamento<\/strong>, potrebbe offrire <strong>livelli crescenti di realismo, memoria o disponibilit\u00e0<\/strong>, potrebbe proporre la voce come funzione premium, oppure limitare il numero delle conversazioni mensili.<\/p><p>\u00c8 qui che il dibattito etico deve incontrare la regolazione. Il consenso della persona prima della morte, la destinazione dei dati, il diritto alla cancellazione, la trasparenza sulla natura generativa delle risposte e il divieto di utilizzare la relazione per finalit\u00e0 pubblicitarie non possono essere trattati come dettagli contrattuali. Riguardano la dignit\u00e0 dei morti e la libert\u00e0 emotiva dei vivi.<\/p><h3><strong>La solitudine condivisa<\/strong><\/h3><p>Sherry Turkle ha dedicato una parte importante del proprio lavoro allo <strong>studio delle relazioni mediate dalla tecnologia<\/strong> e alla condizione paradossale di persone costantemente connesse, eppure incapaci di sentirsi pienamente accompagnate. <strong>La connessione, da sola, non coincide con la relazione.<\/strong> Questa intuizione aiuta a leggere il rapporto tra Lucy e l\u2019avatar: ogni conversazione con Janet digitale contiene gli elementi superficiali di uno scambio come una domanda, una risposta, il riconoscimento di un ricordo, qualcosa che assomiglia all\u2019empatia. <strong>Manca la reciprocit\u00e0 del rischio<\/strong>: Lucy porta nel dialogo il proprio dolore ma il sistema non mette in gioco nulla di equivalente. Non pu\u00f2 essere ferito, non teme di perdere Lucy e non deve scegliere se restare.<\/p><p><strong>Nelle relazioni umane, al contrario, ogni incontro contiene una quota di esposizione.<\/strong> Possiamo non essere compresi, possiamo dire la cosa sbagliata, possiamo scoprire che l\u2019altro \u00e8 stanco o non possiede le parole che speravamo di ricevere. <strong>\u00c8 un\u2019esperienza imperfetta, e proprio per questo reale<\/strong>. La solitudine condivisa nasce qui: nella sensazione di essere in compagnia senza che esista davvero un altro capace di condividere il peso della situazione.<\/p><h3><strong>L\u2019intelligenza artificiale non ha mai perduto nessuno<\/strong><\/h3><p>Esiste un limite dell\u2019intelligenza artificiale applicata alle relazioni che non dipende dalla quantit\u00e0 di dati o dalla potenza del modello ed \u00e8 un<strong> limite esperienziale<\/strong>. Un sistema pu\u00f2 analizzare milioni di testimonianze sul lutto, identificare ricorrenze linguistiche e formulare risposte considerate appropriate in un determinato contesto ma non ha mai cercato nel buio il corpo di una persona che non c\u2019era pi\u00f9, non conosce il silenzio improvviso di una casa che apparteneva a due persone, non possiede un passato condiviso che possa essere definitivamente interrotto. Ci\u00f2 non rende inutile ogni forma di supporto tecnologico, ma <strong>\u00e8 importante saper distinguere tra l\u2019accuratezza della risposta e la partecipazione all\u2019esperienza<\/strong>.<\/p><p>La stessa distinzione vale in numerosi altri ambiti: un sistema pu\u00f2 individuare marcatori linguistici associati a una condizione di disagio, senza vivere l\u2019imbarazzo e la responsabilit\u00e0 di restare accanto a chi soffre; pu\u00f2 personalizzare un percorso formativo, senza vedere davvero il volto di uno studente che quella mattina \u00e8 arrivato in aula portando con s\u00e9 un conflitto familiare; pu\u00f2 ottimizzare un processo organizzativo, senza percepire il cedimento silenzioso di una persona prima che questo diventi un indicatore misurabile. In poche parole, <strong>l\u2019AI pu\u00f2 riconoscere dei segnali ma non abita la condizione umana da cui quei segnali emergono<\/strong>.<\/p><p>La domanda posta da <em>Scarpetta<\/em> si allarga allora ben oltre il lutto. <strong>Quali sono gli spazi nei quali la fiducia umana deve restare insostituibile?<\/strong> Dove una risposta formalmente corretta non basta, perch\u00e9 serve qualcuno disposto a condividere l\u2019incertezza, il rischio e persino l\u2019impotenza? <strong>La cura, l\u2019educazione, la leadership nei momenti di crisi e le decisioni morali appartengono a questi spazi.<\/strong> Sono situazioni nelle quali non cerchiamo soltanto una soluzione, cerchiamo <strong>una presenza capace di restare nella domanda insieme a noi<\/strong>.<\/p><h3><strong>Difendere i luoghi profondamente umani<\/strong><\/h3><p>La grief technology non deve essere liquidata come una forma inevitabilmente disumana di innovazione: il suo valore sta nel custodire racconti, proteggere archivi familiari e offrire nuove modalit\u00e0 di memoria. Diventa problematica <strong>quando pretende di trasformare la traccia in presenza<\/strong>, la probabilit\u00e0 in intenzione e la simulazione in relazione.<\/p><p>Occorre allora difendere alcuni confini senza nostalgia e senza tecnofobia. Non perch\u00e9 le macchine siano necessariamente ostili, ma perch\u00e9 <strong>la loro efficienza pu\u00f2 rendere invisibile ci\u00f2 che manca<\/strong>. Gli esseri umani si stancano, esitano, sbagliano e talvolta non trovano le parole; possono restare in silenzio accanto a chi soffre senza sapere come risolvere la situazione. \u00c8 proprio in quel silenzio imperfetto che prende forma qualcosa che un sistema pu\u00f2 imitare senza realmente possederlo: <strong>la presenza di qualcuno che rischia, insieme a noi, di non essere sufficiente.<\/strong><\/p><p>Esistono ancora luoghi profondamente umani. Sono quelli in cui non basta rispondere. Bisogna esserci.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8e1ce77 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"8e1ce77\" data-element_type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-922dca6 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"922dca6\" data-element_type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Scarpetta: l&#8217;avatar digitale dedicato alla moglie defunta.<\/p>","protected":false},"author":14,"featured_media":15710,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[44,38,43],"tags":[],"class_list":["post-15709","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-highlights","category-innovation","category-news"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.2 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Esistono ancora luoghi profondamente umani? | Viasky<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Da Scarpetta: l&#039;avatar digitale dedicato alla moglie defunta. 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